Lo strumento virtuale. Implicazioni
teoriche e pratiche nell'uso dei modelli fisici
Lorenzo Seno
Centro Ricerche Musicali
Via Lamarmora, 18 - 00185 ROMA
http://www.crm-music.org
Abstract
L'intervento presenta le linee di fondo della Ricerca sulla sintesi per
modelli fisici presso il CRM, nel quale l'obiettivo prioritario è
l'esplorazione di nuovi orizzonti sonori, adiacenti o meno che essi siano
alle timbriche degli strumenti acustici, in modo da fornire ai compositori
i mezzi per ottenere nuove timbriche e nuovi modi espressivi. E' questo un
approccio diverso da quello prevalente sul tema dei modelli fisici, il
quale si è finora piuttosto proposto di ottenere una migliore
"riproduzione" con mezzi elettronici degli strumenti
tradizionali. Vengono inoltre presentate le differenze fondamentali
nell'uso musicale tra i modelli fisici e i più tradizionali modelli di
segnale (sintesi additiva, sottrattiva, FM, ecc.). Con i modelli fisici
(secondo l'approccio utilizzato al CRM), si hanno a disposizione, infatti,
parametri tempo-variabili in diretta relazione con quelli dell'oggetto
fisico responsabile della generazione del suono. I musicisti possono così
realizzare condizioni di emissione e controllo del suono
"irrealizzabili", continuando però a restare nell'ambito di
modalità intuibili o immaginabili in una rappresentazione mentale
"fisica" dell'oggetto concreto, anziché astrattamente del
segnale (suono) stesso. Il modello di strumento ad arco sviluppato al CRM
è stato utilizzato dal compositore Michelagelo Lupone per la composizione
del quartetto "Corda di metallo" (Kronos Quartet, Roma, 1997).
La Mediateca di Babele
"…In realtà, la Biblioteca include tutte le strutture verbali,
tutte le variazioni permesse dai venticinque simboli ortografici, ma non
un solo nonsenso assoluto. [ ... ] Parlare è incorrere in tautologie.
Questa epistola inutile e verbosa già esiste in uno dei trenta volumi dei
cinque scaffali di uno degli innumerabili esagoni — e così pure la sua
confutazione…".
Con queste parole Jorge Luis Borges descrive la sua Biblioteca di
Babele, luogo in cui sono raccolti tutti i volumi possibili (tanti, ma
finiti) composti da tutte le possibili sequenze dei venticinque caratteri
dell'alfabeto. Borges muove dalla considerazione che il numero di tutte le
opere scritte possibili, anche se enorme, è comunque finito, e quindi la Biblioteca,
come raccolta di singoli volumi, è un luogo almeno pensabile.
Quanti sono tutti i libri possibili? E quanti sono, tutti i suoni
possibili? In entrambi i casi tanti, troppi, molto oltre la capacità di
immaginazione di quell'oggetto peraltro molto complesso che è la mente
dell'uomo, intesa sia in senso individuale che collettivo.
Sulle tracce della Biblioteca di Babele potremmo provare però
ad immaginarlo, almeno parzialmente, questo universo di tutti i suoni
possibili (e quindi, di tutte le musiche possibili). Se i tomi della
grande biblioteca sono però in numero finito, a causa della finitezza
degli alfabeti, lo stesso non si può dire, in linea di massima, dei
suoni. Se si immaginano o il tempo o la pressione sonora, o tutti e due,
come continui, il numero di suoni possibili anche di durata limitata
(immaginiamo, un secondo) è infinito. Non che questo renda l'universo di
tutti i suoni possibili un oggetto impensabile, ma dato che esso avrebbe
l'infinità del continuo, ci sarebbe una certa difficoltà ad immaginarlo
come una collezione di - che so - nastri, dischi, o CD. A chi se ne
intende, dirò che si cadrebbe nel tritello del procedimento diagonale di
Cantor.
Il progresso della tecnica ci viene però incontro: nell'era dell'audio
digitale, sia il tempo che le ampiezze sono discrete. Per restare a
standard noti: 44.100 campioni al secondo, e 65.536 ampiezze diverse (16
bit). Questo rende non solo numerabile, ma addirittura finito il numero di
suoni di qualsivoglia lunghezza.
Potremmo quindi concepire una Biblioteca di tutte le musiche
possibili nello Standard CD-Audio, pensandola come il luogo nel quale
siano raccolte tutte le sequenze sonore lunghe da pochi campioni fino ad
un'ora (più o meno, il contenuto di un CD). Per distinguerla da quella di
Borges, la chiameremo, più propriamente, Mediateca. Essa
conterrebbe molti più CD di quanto la Biblioteca contenga volumi.
Non si pensi però che la limitazione nella durata introduca limiti di
natura fondamentale, escludendo dalla Mediateca, che so, un'opera di
Wagner, o la prossima che avete in animo di comporre o che state
componendo, solo perché sono più lunghe di un'ora. Qualsiasi opera di
qualsiasi durata sarebbe, infatti, ottenibile per semplice
giustapposizione di un numero finito di quelle già presenti nella
Mediateca. Anche la più sofisticata delle spazializzazioni a 24 canali
sarebbe già lì dentro: le 24 sequenze sonore necessarie sono già lì
presenti. E' facile a questo punto verificare, quindi, come la Mediateca
non solo contenga ogni opera musicale passata presente e futura, ma anche
ogni possibile esecuzione, versione e variazione, anche minima (anche in
un singolo campione) di ogni opera.
Prima di farci spaventare da quest'entità che sembrerebbe capace di
annichilire d'un colpo il senso dell'onorata (e millenaria) professione di
musicista, proviamo a gettare qualche ulteriore sguardo sul suo brulicante
contenuto. Anzitutto, quanti sarebbero i suoi brani? Presto detto: sono
tutte le possibili sequenze di 65.536 valori lunghe da diciamo 1 a 44.100
x 3.600 campioni. Con l'ausilio di semplici programmi di calcolo,
otteniamo il fatidico numero:
8,7·10 537.450
In poche parole, un numero con 537.450 zeri.
Anche le sequenze di un solo secondo di durata sono un numero piuttosto
fuori dell'ordinario. Si tratta di "solo":
1,5·10304.349
Un numero di diversi zeri più piccolo del precedente, ma così
ragguardevole che, per ascoltarle tutte, queste sequenze, non basterebbe
un tempo pari a diverse volte l'età dell'Universo.
A prima vista, dunque, la minacciosa Biblioteca sembra essere
del tutto irrealizzabile, e qualche musicista potrebbe sentirsi
autorizzato a tirare una sorta di sospiro di sollievo. Non è così, o
almeno non ancora. Infatti, non tutti questi suoni avrebbero il diritto di
comparire in una mediateca musicale. La stragrande maggioranza di essi non
sarebbe, infatti, che rumore bianco (quanti? Un giorno, con più tempo e
maggiore ispirazione, proverò a calcolarli). Altri sarebbero rumore rosa,
o marrone, o qualcuna delle altre infinite sfumature di colore del rumore.
Vi sarebbero inoltre innumerevoli quantità di "copie" della
stessa sequenza, salvo differenze matematicamente insignificanti, come ad
esempio uno o più campioni poco o tanto differenti. Infine, ci sarebbero
molte copie a differenti volumi di esecuzione, o con equalizzazioni
diverse, e così via. Infine, ci sarebbero molte copie con differenze
indaudibili e altre con differenze insignificanti dal punto di vista
musicale (con tutto ciò che di storico, contingente e formalmente
arbitrario tutto ciò comporta). Difficile fare quindi il conto di quante
siano, alla fine, le opere "significativamente" differenti.
Si può però affermare con ragionevole certezza che ne resterebbero lo
stesso tante, sempre troppe per essere ascoltate tutte in un solo
"giro" d'universo.
Inutile inoltrarsi ancora in questa cabala di quantità più che
astronomiche. Contentiamoci di avere trovato un modo diverso di
rappresentare "il problema della composizione", se così
vogliamo chiamarlo. Quello, cioè, di "scegliere",
"trovare", "inventare" (dal latino invenire =
trovare) tra tutte le sequenze sonore possibili quelle che interessano.
L'enorme, inascoltabile, mole di tutte le opere possibili ci impedisce
di pensare al compositore come ad un paziente frequentatore della
Mediateca, un indefesso ascoltatore che "sceglie" tra il materiale
sonoro. Se così fosse, le composizioni musicali (di valore) sarebbero un
evento ancora più raro di quanto già non siano. Dunque il compositore è
qualcuno che, per continuare nella metafora, deve procurarsi degli
strumenti per sapere quali rami della Mediateca vale la pena di
visitare. Deve, in altre parole, avere degli strumenti per delimitare il
campo, ridurre la selezione basata sull'ascolto ad un'attività breve,
umana, fattibile.
C'è bisogno di dire, a questo punto, che questi strumenti sono tutto,
e la Mediateca è niente?.
Ad un gradino basso di questi strumenti, il cui compito è, nella
nostra metafora - ricordiamo - quello di restringere l'orizzonte delle
scelte possibili, ci sono le tecniche e i modi con cui il suono viene
generato (con cui la Mediateca viene visitata). Fino ai primi del
secolo ci si limitava fondamentalmente alla 12 note, e ai timbri degli
strumenti, il che è una restrizione piuttosto drastica. Non chiedetemi di
fare il conto, ma le sequenze di ottantotto note, con tutte le varianti
ritmiche, polifoniche e timbriche che volete, della durata fino ad un'ora,
sono enormemente di meno delle sequenze della Mediateca. Sempre troppe,
probabilmente, per poter essere ascoltate tutte in tempi umani (nell'età
dell'universo, non saprei, bisognerebbe fare il conto).
Oggi la computer music mette a disposizione degli strumenti di
tutt'altra natura, che rischiano di aprirci d' improvviso troppe strade,
troppi corridoi della Mediateca. Si tratta delle tecniche di
sintesi (a livello "basso"), anche se non solo di questo: ci
sono anche le tecniche di composizione (livello "alto"), ma
questo è un altro discorso, ancora più ampio.
Le tecniche di sintesi fino ad oggi adottate sono basate su modelli di
segnale. Ad esempio, la sintesi additiva, quella sottrattiva, quella a
modulazione di frequenza e di ampiezza. Con esse, il segnale sonoro
desiderato viene costruito a partire da segnali elementari, combinandoli
algoritmicamente. I musicisti che compongono direttamente il suono (ovvero
la musica anche nelle sue microstrutture) usano spesso un mix di tutte le
tecniche.
Con le tecniche di segnale è possibile, almeno virtualmente, costruire
qualsiasi suono: basta gestire opportunamente i relativi parametri
(ampiezze, frequenze di modulanti e di modulate, frequenze sommate,
caratteristiche dei filtri, inviluppo e forme d'onda elementari, ecc.). In
altre parole, la tecnica di costruire segnali a partire da segnali, o se
volete, suoni a partire da suoni, ci lascia completamente liberi di
muoverci nello spazio infinitamente dimensionale di tutti i suoni
possibili, di visitare tutti gli angoli della Mediateca. Non
che queste tecniche siano "neutre". Anch'esse restringono
l'orizzonte: certe cose, infatti, sono facili da ottenere, altre meno,
altre sono difficilissime. Ma, almeno in linea di principio, è solo una
questione di pazienza.
Con gli strumenti tradizionali, acustici, le cose non stanno così,
come noto. E' sempre possibile inventare un nuovo strumento, ma una volta
ciò fatto, è la "fisicità" stessa dell'oggetto a delimitare
il possibile campo sonoro. Anche qui, occorre diffidare dalle facili ed
eccessive generalizzazioni e semplificazioni. La storia degli strumenti
musicali, soprattutto quella recente, dimostra come l'universo timbrico e
sonoro di uno strumento non sia mai completamente esaudito, e spesso sia
storicamente determinato. C'è sempre qualcosa da scoprire, magari usando
tecniche di emissione e controllo fuori dell'ordinario, come usare un
archetto per suonare un piatto, o una mazza da timpani per suonare
direttamente le corde di un pianoforte. Al di là di questo, un oggetto
fisico presenta però limiti invalicabili, di natura teorica e pratica.
Chi costruisce strumenti del mondo reale, è legato a determinate scelte
(per esempio, di materiali, di forme, di dimensioni) per ragioni
extramusicali, economiche, di reperibilità, di fattibilità tecnica. Non
ci sono grandi difficoltà a suonare le corde di un pianoforte con una
mazza da timpani, ma avremmo delle difficoltà insormontabili (pratiche)
se volessimo tirarle con un arco da violino. Ci sono poi cose ancora più
fondamentali, come l'impenetrabilità dei corpi, la conservazione della
materia, ecc.
Non è così, se lo strumento è " virtuale", se cioè è un
modello matematico di strumento, come avviene con la sintesi per modelli
fisici.
La Sintesi per modelli fisici
La sintesi per modelli fisici si basa sulla costruzione di un modello
matematico dell'oggetto emettitore del suono (lo strumento musicale, sia
pure in un senso molto ampio del termine) e sul calcolo (possibilmente in
tempo reale) del moto vibratorio di tale oggetto nelle condizioni di
vincolo e di sollecitazione stabilite dal musicista.
Dato che abbiamo un modello di oggetto (supponiamo, una corda, un tubo,
o un piatto metallico), l' insieme dei suoni producibili è fortemente
ristretto, esattamente come nella realtà. Ma adesso abbiamo un vantaggio:
possiamo superare molti ostacoli pratici e perfino certe leggi fisiche.
Quindi, se qualitativamente parlando siamo soggetti a vincoli dello stesso
tipo ai quali sono sottoposti gli strumenti acustici, abbiamo però molti
sentieri e strade in più da percorrere. Possiamo provare, ad esempio, a
suonare la corda del pianoforte con l' archetto, ma anche a cambiare il
materiale con cui è fatta mentre suona: possiamo "glissare" da
budello a acciaio perfetto, passando per tutte le gradazioni intermedie.
Se si vedono le cose in questo modo, la sintesi per modelli fisici,
probabilmente nata per carpire agli strumenti acustici i loro segreti e
riprodurli elettronicamente in modo fedele, può diventare, a nostro
avviso, interessante per la composizione. Si possono aggiungere nuovi
strumenti alle famiglie esistenti (come nel nostro caso, Corda di
metallo, che è uno strumento virtuale della famiglia degli archi) , o
inventare strumenti completamente nuovi.
Se si vuole dare qualcosa al compositore, però, bisogna permettergli
di esplorare "oltre", di variare cioè quello che in natura
sarebbe fisso, e di sperimentare tecniche esecutive
"infattibili".
Un esempio: Corda di metallo
Stiamo dipingendo il ritratto di Corda di metallo. Cos'è, Corda
di metallo? E' un algoritmo (che si è incarnato in un programma per
computer della classe Pentium) di sintesi per modelli fisici di strumenti
ad arco, che è stato sviluppato al CRM da Marco Palumbi e da me.
L' algoritmo deve il suo nome all'omonima opera per quartetto d'archi,
nastro magnetico e dispositivo di spazializzazione di Michelangelo Lupone
(Kronos Quartet, Roma, 1997) opera per la quale è stato utilizzato. In
questo caso, il compositore era interessato alla timbrica
"metallica" dello strumento, ma con l'algoritmo si possono
ascoltare corde di qualsivoglia materiale, dal più sordo (legno, gomma?)
fino all'acciaio più risonante, prossimo allo zero assoluto.
Cosa può fare un compositore con Corda di metallo? Può usare
uno strumento a corda suonato con l'archetto, ma può scegliere di fare,
oltre ai gesti usuali dello strumentista, altri gesti esecutivi.
Può quindi premere con maggiore o minore forza e velocità l' archetto,
scegliere il punto dove posarlo (più al tasto o più al ponte), scegliere
quale nota emettere: in una parola, quelli cioè che abbiamo chiamato gesti
abituali. Ma può inoltre scegliere il tipo di corda (gomma, budello,
acciaio, acciaio "ideale", con tutte le gradazioni intermedie),
in che tipo di mezzo acustico si muove la corda (vuoto, elio, aria, acqua,
olio,ecc.). Può quindi ascoltare il suono della corda nel vuoto (nella
realtà, lo strumento non suonerebbe affatto), e scegliere anche quanto
sia ruvido il suo archetto.
Non si tratta solo di scegliere tutti questi che in gergo si chiamano
"parametri": esiste anche la possibilità di variarli con
continuità mentre lo strumento suona. In altre parole, è possibile fare
glissare tutto, non solo l'altezza della nota, ma anche il materiale
costitutivo della corda.
A questo si deve aggiungere la circostanza ovvia che, trattandosi di un
programma di calcolo, lo strumento non soffre delle limitazioni
fisiologiche del suo esecutore. E' quindi possibile fare evolvere tutti i
parametri in un modo che nessuno strumentista potrebbe mai eseguire con la
stessa velocità, ampiezza e precisione.
Si possono quindi ottenere articolazioni del tutto impossibili, come
già Chris Chafe ha mostrato nel 1989 utilizzando un modello diverso.
Conclusioni
Dopo avervi fatto ascoltare gli esempi musicali di Corda di metallo,
non resta che concludere con alcune brevi precisazioni.
Il modello per ora non gira ancora in tempo reale (è un peccato,
sarebbe uno strumento eseguibile, una volta risolto il problema delle
adeguate interfacce), o almeno, un sistema con un Pentium 266 ancora non
è sufficiente. Crediamo però che un Pentrium 400 MHz (appena uscito)
possa eseguirlo in tempo reale, ma ancora non è stata effettuata una
prova. Non sono volutamente entrato in molti dettagli tecnici, ma nel
presentare la tecnica dei modelli fisici è opportuno precisare che la
filosofia di fondo del CRM, quella cioè di lavorare avendo come obiettivo
prioritario la musica contemporanea, e non l'industria degli strumenti
musicali, è crediamo molto peculiare, se non unica nell'orizzonte della
ricerca musicale. Questa diversa filosofia ha riflessi anche sul modo
specifico in cui il problema della simulazione è stato affrontato e
risolto. La tecnica da noi usata non fa uso di linee di ritardo e di guide
d'onda, e permette senza problemi di variare tutti i parametri di
simulazione.
La possibilità che la simulazione per modelli fisici rappresenti
qualcosa di interessante ed utile per i compositori contemporanei è
legata essenzialmente, a nostro giudizio, da quanto lavoro sarà
sviluppato nelle direzioni qui indicate, anche da altri centri di ricerca,
e verso altri tipi e famiglie di strumenti, compresi, come dicevamo,
strumenti e famiglie non esistenti nella realtà.
L'importante, noi crediamo, è che questo lavoro sia guidato dal
desiderio di scoprire nuovi mezzi e materiali musicalmente interessanti,
invece che da puri scopi imitativi.
In questo, lo stimolo e la guida dei musicisti e dei compositori sono
essenziali. E' per questo motivo che giudichiamo della massima importanza
che le scoperte e le invenzioni della ricerca musicale siano messe a
conoscenza dei musicisti il più presto possibile, in modo che essi
possano contribuire fin dall'inizio al loro sviluppo.
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