Risultati recenti dell'evoluzione della fisica
(segnatamente della meccanica razionale e della meccanica statistica)
degli ultimi venti anni hanno ultimato probabilmente in modo definitivo
quel lavoro di distruzione della visione Laplaciana della realtà fisica
come "universo-orologio" e del mondo come retto da perfette e
perfettamente conoscibili leggi di evoluzione, iniziato alla fine del
secolo scorso. Se la meccanica quantistica introduceva il caso in un
modo per così dire "esterno" e "a priori",
l'evoluzione della teoria dei sistemi dinamici lo scopriva " a
posteriori" dentro vecchie teorie, là dove era sempre stato,
passando inosservato o quasi. Naturalmente il caso quantistico e quello
"deterministico" dei sistemi caotici sono due "casi"
diversi. Il primo è posto come un attributo della realtà fisica
"in sé", il secondo continua ad essere frutto, classicamente,
della finitezza dei nostri mezzi. Ma ciò che risulta oltremodo
significativo è che le conseguenze di questa finitezza sono assai di
più vasta portata di quanto si potesse a prima vista sospettare: essa
finisce per impedirci in linea di principio previsioni affidabili sul
comportamento della realtà fisica, anche la più banale, o meglio
confina queste previsioni entro un orizzonte temporale ristretto, spesso
sorprendentemente ristretto. Il Caos, in questa accezione
"artificiale" della teoria dei sistemi, è appunto l'esistenza
di un orizzonte finito di predicibilità dei sistemi, effetto di una
"sensibilità" alle condizioni iniziali che amplifica
l'indeterminazione iniziale, per quanto piccola essa sia, sulla
conoscenza del sistema. I sistemi non sono dunque "buoni", non
conservano, ma invece amplificano gli errori.
Se l'esplosione teorica del Caos risale a solo una
ventina d'anni, non che mancassero precedenti più o meno inascoltati,
né questo rovesciamento di fronte è frutto di un colpo di fulmine
improvviso. Già nei lavori di Poincaré a cavallo del secolo troviamo
anticipazioni folgoranti (anche se non comprese), ma grazie a questo
processo di accumulazione conoscitiva (al quale non sono estranei i
calcolatori e il continuo progresso delle loro capacità di calcolo)
quella che va definitivamente nel cestino, comunque sia, è l’idea che
il mondo naturale sia perfettamente controllabile e prevedibile con gli
strumenti della matematica, che quest'ultima coincida con "la
forma" della Natura, e dunque che il mondo altro non sia se non un
libro scritto da Dio con il linguaggio della matematica.
Ma non è solo questo il terreno sul quale si deve
registrare una vertiginosa caduta di illusioni. Anche sul piano della
ricerca di fondamenta solide per il pensiero matematico, sul terreno
della critica dei fondamenti della matematica, si deve registrare il
colpo mortale che il teorema di Goedel impartisce al programma
finitistico di Hilbert, al tentativo cioè di rendere
"automatici", pienamente e perfettamente esplicitabili in
termini finiti, i meccanismi deduttivi (e produttivi) della matematica.
Questo tentativo applicato sia pure alla sola aritmetica fallisce non
per ragioni per così dire "fattuali", (perché, cioè,
nessuno vi riesce) ma per ragioni di principio. La costruzione
finitistica della matematica è semplicemente impossibile, e questa è
una verità dimostrabile con tutto il rigore necessario ai teoremi della
matematica.
La Forma, il Metodo, non è così più separabile dal
Contenuto, ma da esso dipende. Siamo quindi fortunatamente costretti a
riabilitare l'uso del plurale, a dover parlare "dei metodi delle
scienza", piuttosto che del "metodo scientifico". Nessuna
verità è conquistata una volta per tutte. Altre verità ci
costringeranno a metterla in discussione, a reinterpretarla,
allargandone o restringendone il significato, o addirittura negandola. E
il cammino della verità resta tortuoso e munito di un' arbitrarietà
eliminabile, solo talvolta, e solo a posteriori: nessun Golem, nessun
Mago di Oz è abilitato una volta per tutte alla produzione di Verità
Scientifiche, le quali continuano a restare frutto del sudore della
fronte di uomini di scienza in carne ed ossa. Quello che era stato
immaginato, peraltro senza dimostrazione alcuna, come un cammino
magnifico e progressivo, procedente in linea retta per allargamenti ed
inclusioni, somiglia di più a un ragnatela di percorsi, talvolta molto
complessi, e talvolta addirittura disgiunti. Con il che, abbiamo un non
trascurabile vantaggio: che la scienza "immaginata" dagli
scienziati e dagli epistemologi comincia a somigliare alla scienza
realmente praticata, si inquina della sua stessa storia, e chissà che
un giorno non finisca proprio per coincidervi.
Come per il Caos, anche la complessità ci si
presenta oggi come un concetto emergente e denso di significato.
"Complesso" indica qualcosa di molto articolato, di composto
di molte parti interagenti tra loro, certo in maniera non banale, in
modo cioè che le parti abbiano tutte un certo grado di autonomia l’una
dall’altra, ma siano anche dipendenti l'una dall'altra. C’è un
nesso tra complessità e Caos? Il caos è forse nient'altro che il
frutto della complessità?
La risposta, come sappiamo, è no. Sono caotici anche
sistemi piuttosto semplici, anche molto semplici, come un pendolo, ad
esempio, o un tavolo da biliardo. Viceversa, non è detto che un sistema
complesso mostri necessariamente un comportamento caotico. Quello che
però avviene sicuramente in un sistema caotico è che se si esplora lo
spazio delle possibili evoluzioni a partire da un insieme ristretto e
"semplice" di possibilità iniziali, si ottiene qualcosa di
molto complesso, cioè di dotato di molti dettagli e popolato di molte
parti e alternative. E' da lì che nasce appunto, l'impossibilità di
una previsione. L'universo delle possibili evoluzioni diventa sempre
più complesso, man mano che ci si spinge in là con il tempo.
Vale la pena di domandarsi, a questo punto, dove e se
tutto questo abbia a che fare con la musica.
Senza alcuna pretesa di completezza, nemmeno per
grandi linee, voglio solo riferire la visione delle cose di qualcuno
che, come me, si occupa di musica elettroacustica, e se ne occupa dal
lato della ricerca scientifica e tecnologica, non certo da quello della
composizione. Altre cose, immagino, e forse più interessanti, avranno
da dire i compositori.
Si sa che una delle caratteristiche riferite della
musica elettronica, e soprattutto ai suoi suoni, è quello del carattere
"artificiale" di ciò che produce. Si tratta di un' accusa in
gran parte ingiustificata, anche se dotata di fondamento. E'
ingiustificata perché, se è vero che i suoni che fuoriescono
dall'armamentario elettronico della musica elettroacustica sono spesso,
se non sempre, "artificiali" all'ascolto, è pur vero che se
si parla di "opere", di musica - e non di vagiti di
laboratorio – queste passano per la mediazione (se mi consentite un
termine un po' anodino per riferire di questa attività) del compositore
il quale, se riesce nella sua operazione compositiva, sa combinare
questi suoni "artificiali" in un qualcosa certamente di
"artefatto", ma di valore musicale. Quindi l'ingrediente, per
così dire, passa in secondo piano. Se non lo fa, è che forse
l'operazione compositiva non è riuscita o lo è solo in parte, a meno
che il carattere "artificiale" dei suoni non sia espressamente
utilizzato a fini espressivi. Sto usando qui il termine
"artificiale" e "naturale" non in senso letterale,
per alludere al fatto che noi - parlo di noi esseri umani, ma dovendo
probabilmente includere anche un bel po’ di altre specie animali –
abbiamo un senso piuttosto spiccato del "naturale" e dello
"artificiale", al punto di provare meraviglia quando un
oggetto dell’una categoria "sembra proprio" appartenere all’altra.
Si possono spendere molte parole, e molti pensieri, nel tentativo di
dare una definizione dei due aggettivi. Sicuramente il vocabolario,
dispensatore di grandi verità, ci sarà poco utile. Dire che
artificiale è ciò che risulta fatto dall’uomo – a parte la
difficoltà di specificare bene cosa si intenda con questa espressione
– e naturale ciò che è fatto senza l’intervento dell’uomo ci
dice assai poco sulla natura intrinseca del problema. Semplicemente lo
sposta: perché l’uomo fa oggetti "artificiali", dove e in
che cosa consiste il suo fare oggetti che si distinguono da quelli fatti
senza di lui? Qual è il rapporto tra manufatti e natura? In cosa
consisterebbe "l'imitazione della natura" che secondo una
concezione classica (e volutamente ambigua) sarebbe la sostanza stessa
dell'attività delle diverse arti?
Se parliamo di musica, non c'è dubbio che essa sia
un artefatto. Se parliamo di suoni, quello di un violino è
indubbiamente "artificiale", ma ancora più di lui quello di
un oscillatore sinusoidale, o a dente di sega. C'è una scala di "artificialità",
anzi, addirittura una precisa soluzione di continuità: il suono di un
oscillatore è "artificiale" in un senso assai diverso da
quello di un violino. Nel suono del violino (o nel fagotto, o nel
pianoforte) si riconosce l'orma dell'uomo, nel senso che il suono
possiede contemporaneamente una struttura artefatta e insieme la
complessità delle cose "non-artificiali". Il suono
dell'oscillatore è invece insieme "non-umano", non complesso,
e "artificiale": dunque troppo prevedibile. La scala
dell'umano, inteso qui come "evidentemente fatto dall'uomo" è
confinata in una misura determinata di artificialità: andando troppo in
là', da una parte o dall'altra, si fuoriesce verso il
"naturale" o verso l'artificiale-matematico delle sinusoidi.
Se certi suoni prodotti da algoritmi suonano
"artificiali" e non umani è perché mancano di questa
"orma dell'uomo": sono troppo regolari, troppo
"geometrici" e troppo periodici. Prodotti, come sono, di
strutture matematiche elementari, sono troppo esatti e prevedibili,
quindi "noiosi".
In una parola, se ci riferiamo alla definizione di
Caos così come la troviamo esattamente nella teoria dei sistemi
dinamici, ciò che manca a molti suoni dell'elettroacustica è proprio
una certa dose di componenti caotiche, nella misura e in modo tale da
rendere i suoni certamente "simili" tra loro, ma mai
esattamente uguali, in modo che niente si ripeta mai due volte.
Perché il suono sia "interessante" e
stimolante (per l'ascoltatore, ma anche per il compositore), bisogna che
possieda certamente una identificabile struttura, ma sia insieme come il
fiume di Eraclito, nel quale è impossibile bagnarsi due volte nella
stessa acqua.
Quello che al CRM cerchiamo di fare, con quanto
successo non saprei dire (e non spetta comunque a noi dirlo), è proprio
questo: cercare di introdurre nella musica elettroacustica, e
soprattutto nelle tecniche di sintesi, quell'ingrediente di Caos che è
spesso mancato, senza per questo cadere nella tentazione di copiare i
suoni che già esistono. E per fare questo vi garantisco che non basta
aggiungere un po' di rumore bianco o rosa qua e là: la nostra
percezione dell'artificiale-naturale è così sottile, che nessuno ne
sarebbe ingannato. Bisogna penetrare un po' a fondo nei meccanismi e nei
modelli del suono e degli oggetti sonori, e capire come, dove e quanto,
il caso deve esercitare il suo ruolo.
Come nella teoria del Caos, anche qui l'enorme
aumento delle capacità di calcolo ci viene incontro. Si profila, grazie
alle potenze che saranno disponibili nell'immediato futuro, un salto di
qualità nell'armamentario algoritmico e strumentale della musica
elettroacustica, soprattutto nel campo delle tecniche in tempo reale. Se
teniamo a queste ultime, è perché vogliamo anche spingere nella
direzione di una musica elettroacustica eseguibile, interpretabile da un
esecutore (altro elemento caotico e, insieme, "orma d'uomo").
Ci aspetta, a noi come a tutto lo sparuto gruppo di strani personaggi
che si occupa di queste cose, un discreto lavoro da fare. Speriamo ci
vengano messe a disposizione le risorse per farlo. Parlo soprattutto
dell'Italia, perché questo progresso si compirà comunque, prima o poi,
con o senza di noi.
Non resta che augurarsi che non venga perduto anche
questo treno, che coinvolge insieme le tecnologie di punta e la
produzione artistica, e che il nostro paese possa continuare a mantenere
vive le sue secolari tradizioni di ricerca nel campo musicale e della
invenzione di strumenti per la musica.
Lorenzo Seno
Direttore scientifico CRM - Centro Ricerche Musicali
http://www.crm-music.org